
VERA SOGNA IL MARE

Piazza Duomo 14 - 55045 Pietrasanta (LU)
WEBMASTER
Circolo Palomar - Massa (MS) CF91005130454
La fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo.
(Jean-Luc Godard)

EDIZIONE RESTAURATA - IL CINEMA RITROVATO
versione originale francese sottotitoli italiani

Marzo 1960. À bout de souffle. Avevo quindici anni. Godard ventinove. Faceva dire a Belmondo (rivelazione di quell’anno): “Siamo tutti morti in libera uscita”. Non sapevo ancora che fosse una citazione di Lenin, né che Mozart potesse tradurre al meglio i sentimenti di un anarchico. Ad ogni modo, 87 minuti dopo ero letteralmente ridotto all’ultimo respiro, e per sempre adulto. Godard, allora critico ai “Cahiers du cinéma”, autore di alcuni cortometraggi, si ‘impadronisce’ di una breve sceneggiatura di Truffaut che “non gli piaceva” e gira in quattro settimane, in interni ed esterni autentici, a Parigi e a Marsiglia, questo capolavoro ‘nouvelle vague’. Sartre, Cocteau, Jeanson gridano al miracolo, ma non sono i soli. Il grande pubblico decreta il successo di questa storia illuminata da Jean Seberg. Michel, un anarchico ladro di automobili, uccide il poliziotto che lo insegue in moto. Tornato a Parigi ritrova Patricia, la sua amica americana, e riesce a ridiventarne l’amante. La convince a partire con lui per l’Italia. Ma la polizia ha scoperto la sua identità e lo sta braccando. Patricia lo denuncerà e Michel verrà ucciso. Godard dirà: “È un documentario su Belmondo e Seberg”. Detto con ironia, è proprio questo: la discrepanza tra due lingue, psicologica per Patricia, poetica per Michel; le stesse parole per un significato diverso. Quando ha la meglio sulla poesia la realtà si traduce così: in variazioni sulla morte. Insomma, fino all’ultimo respiro. Non rivedere questo film (per la seconda o la centesima volta) sarebbe, come è stato scritto allora, privarsi di emozioni tra le più belle e forti che il cinema abbia proposto in questi ultimi tempi.
Jean-Claude Izzo
À bout de souffle appartiene, per sua natura, al genere di film in cui tutto è permesso. Qualsiasi cosa facessero i personaggi, poteva essere integrata al film. Era il punto stesso di partenza del film […] Quello che desideravo fare era partire da una storia convenzionale e rifare, ma in maniera diversa, tutto il cinema che era già stato fatto.
Jean-Luc Godard
Tutto il film era, e credo che sia, un capolavoro. La storia, il modo di girare, il modo di montare, il modo di raccontare è stato veramente rivoluzionario. Ci sono film che non hanno retto al tempo, non è il caso di À bout de souffle: un capolavoro che va visto dalle vecchie e dalle giovani generazioni di cinefili. Fino all’ultimo respiro è un film che ha superato la moda.
Marco Bellocchio
FINO ALL’ULTIMO RESPIRO
(Á bout de souffle, Francia/1960)
di Jean-Luc Godard
Soggetto: Jean-Luc Godard, François Truffaut
Sceneggiatura: Jean-Luc Godard
Fotografia: Raoul Coutard
Montaggio: Cecile Décugis
Musica: Martial Solal
Interpreti:
Jean Seberg (Patricia Franchini)
Jean-Paul Belmondo (Michel Poiccard)
Daniel Boulanger (l’ispettore Vital)
Henri-Jacques Huet (Antonio Berruti)
Roger Hanin (Carl Zombach)
Jean-Pierre Melville (Parvulesco)
Van Doude (il giornalista americano)
Liliane David (Liliane)
Produzione: Georges de Beauregard per SNC – Société Nouvelle de Cinématographie e Imperia Films
Durata: 90’
Restaurato in 4K da StudioCanal e CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata a partire dal negativo originale




































