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EDIZIONE RESTAURATA - IL CINEMA RITROVATO
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In A History of Violence un padre di famiglia del Midwest (Viggo Mortensen) uccide per legittima difesa, scatenando una serie di persecuzioni e rappresaglie sempre più brutali. Per Cronenberg si tratta del film più convenzionale degli ultimi anni, ma anche del più splendidamente sovversivo: il film ha il DNA di un classico del western e di un thriller d’azione contemporaneo, ma mette in discussione le sue fantasie di morte anche quando vi si sottomette. “È un film davvero ben strutturato”, come dice Mortensen. “È scarno, ma lascia molto spazio alla riflessione”.
Lucido e sistematico come suggerisce il titolo – adattato dallo sceneggiatore Josh Olson a partire da una graphic novel del 1997 – permette alla violenza di manifestarsi in molti modi: eccitante, orribile, assurda, istintiva, deplorevole, logica. Cronenberg, da vero maestro della molteplicità, permette a queste sensazioni di convivere in una inquietante sintonia. […] In altre parole, A History of Violence fornisce un contesto rigoroso per la violenza. Scava nelle motivazioni istintive e si sofferma sulle conseguenze fisiche e psicologiche. Il film non ne rappresenta una critica diretta, tuttavia riconosce la scarica animale di adrenalina generata dalla rappresaglia. “Non sono mai così sicuro di me stesso da poter fare la morale a qualcuno” spiega Cronenberg. “Non faccio nemmeno quello che faceva Hitchcock: un burattinaio che manipola i fili del suo pubblico di marionette. Volevo che il pubblico sentisse le conseguenze della violenza: è davvero orribile, è grottesca. È un approccio piuttosto spassionato: se pensate che questo sia un bene, e io, in queste circostanze, sono d’accordo con voi, ecco però quello che succede. Limitiamoci a dare un’occhiata”. […]
Cronenberg sostiene di aver cercato “l’onestà emotiva. O, per essere più pretenzioso, l’onestà esistenziale. La morale è un’invenzione umana, non viene dallo spazio, non viene da Dio. Viene costantemente ridefinita ed è sempre tutta da verificare. Molte persone non riescono ad accettarlo, vogliono degli assoluti. Ma naturalmente, se uccidi altre persone, finisci per approdare agli estremi opposti. Le persona che hanno lavorato a questo film non hanno certezze, vogliono ragionare sulla complessità.” […]
“È un paesaggio idealizzato in modo inquietante” afferma Cronenberg. “È quasi da Zona del Crepuscolo. C’è un richiamo alla nostalgia per un passato immaginario, il desiderio per un’innocenza che non è mai stata così pura. È pensato perché sia riconosciuto come reale, ma deve anche apparire mitologico. Fa parte del gioco degli equilibri”.
In effetti, come molti dei grandi film di Cronenberg, A History of Violence è un compromesso squisitamente in bilico tra realtà e fantasia, tra viscere e raziocinio, tra commedia e orrore della vita. Gli attori raccontano che talvolta l’esperienza li ha colti di sorpresa. “Spesso non sapevamo se ridere o se essere disgustati” afferma Mortensen. “È stata l’esperienza creativa più gioiosa e dolorosa che abbia mai vissuto” aggiunge la coprotagonista Maria Bello. “Ha fatto emergere vere emozioni, vere paure, la paura di non sapere cosa c’è dentro di me”.
Fuori dalle regole e ferocemente coerente, l’opera di Cronenberg non ha rivali nel cinema moderno quanto a visione autoriale. A History of Violence, nonostante l’assenza di spettacolarizzazioni grossolane, è un gioco mentale e uno studio sulla trasfigurazione tanto quanto Crash, Inseparabili e Videodrome.
Estratti da “Il nostro corpo, noi stessi” di Nicolas Rampold, in Stop Smilng, inverno 2006
Contenuto in David Cronenberg, Una storia di violenza, a cura di David Schwartz
Traduzione di Pietro Del Vecchio, Wudz Edizioni
A HISTORY OF VIOLENCE
Un film di
DAVID CRONENBERG
(USA-Canada-Germania, 2005, 96 minuti)
Soggetto dalla graphic novel omonima (1997) di John Wagner e Vince Locke
Sceneggiatura Josh Olson
Fotografia Peter Suschitzky
Montaggio Ronald Sanders
Scenografie Carol Spier
Musiche Howard Shore
Interpreti Viggo Mortensen (Tom Stall/Joey Cusak), Maria Bello (Edie Stall), Ed Harris (Carl Fogarty), William Hurt (Richie Cusack), Ashton Holmes (Jack Stall), Peter MacNeill (sceriffo Sam Carney), Stephen McHattie (Leland), Greg Bryk (Billy)
Produzione Chris Bender, J.C. Spink per New Line Cinema, BenderSpink
Distribuzione: Cineteca di Bologna
Restaurato in 4K nel 2025 da The Criterion Collection presso il laboratorio Company 3, a partire dal negativo scena originale 35mm. Restauro supervisionato dal direttore della fotografia Peter Suschitzky












