
VERA SOGNA IL MARE

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La fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo.
(Jean-Luc Godard)

VERSIONE ORIGNALE
CON SOTTOTITOLI

THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW
(USA-UK 1975) di Jim Sharman (100′)
NUOVO RESTAURO 4K- 50° ANNIVERSARIO
Intramontabile, con schiere di seguaci che tuttora frequentano mascherati le proiezioni in giro per il mondo. Inno irriverente ai piaceri sessuali (d’ogni gusto e gender), è uno spettacolo d’arte varia che tiene insieme alieni travestiti e case infestate, tutto sorretto da una poderosa colonna sonora kitsch-rock. Memorabile Susan Sarandon, che scatenava i sensi d’una tremebonda sposina americana. I motivi di un così multiepocale successo possono restare misteriosi, ma è questa la natura degli oggetti di culto.

SUNSET BOULEVARD
VIALE DEL TRAMONTO
(USA 1950) di Billy Wilder (110′)
NUOVO RESTAURO 4K- 75° ANNIVERSARIO
Sceneggiatura: Charles Brackett, Billy Wilder, D.M. Marshman Jr.
Fotografia: John F. Seitz
Montagggio: Arthur Schmidt
Scenografia.: Hans Dreier, John Meehan
Musica: Franz Waxman
Interpreti: William Holden (Joe Gillis), Gloria Swanson (Norma Desmond), Erich von Stroheim (Max Von Mayerling), Nancy Olson (Betty Schaefer), Fred Clark (Sheldrake), Lloyd Gough (Morino), Jack Webb (Artie Green), Cecil B. DeMille (se stesso), Buster Keaton (ospite)
Produzione: Charles Brackett per Paramount Pictures
DCP Durata: 110’. Bn
“Sedeva vicino a me e sapeva di tuberose, un odore che non ho mai potuto sopportare”. Leggenda vuole che Gloria Swanson adorasse Narcisse noir, profumo creato da Ernest Daltroff per Caron nel 1911, dunque opportunamente desueto nel 1950; ne abusava, infestava i set, e in specie quello di Sunset Boulevard. Tre anni prima, lo stesso profumo aveva dato titolo al film di Powell e Pressburger, Narciso nero; in entrambi i casi storie d’una follia, d’un delirio dei sensi fuori tempo o fuori luogo. Da un fuori luogo, da una curva sbagliata del destino parte la storia di Joe Gillis, giovane sceneggiatore senza fortuna che per sfuggire ai creditori sterza su un vialetto lungo Sunset Boulevard; finisce nella villa di un’anziana diva del muto, che vive una vita macabra e grottesca tra memorie di passato splendore; ne diventa il mantenuto e poi, tra pietà e disgusto, l’amante, e la fine è nota: le mort saisit le vif, quando cerca di andarsene lei gli spara, lui morirà per raccontare la storia. Sunset Boulevard è ancora il più crudele e beffardo film su Hollywood, il più calibrato nei chiaroscuri, sostenuto da un umorismo nero di cui Eric von Stroheim è il gran cerimoniere; ma è anche una storia accorata sull’invecchiare, e sulle illusioni straziate di tutti. A ogni visione la performance di Gloria Swanson è più insostenibile, quella di William Holden più coinvolgente – memorabile tenerezza del dialogo notturno, lungo i set della Paramount, tra due che si stanno innamorando, e lui, contrappunto olfattivo, dice a lei che profuma di aria fresca e biancheria pulita. (Per la cronaca. In Narcisse noir non c’è tuberosa. È l’abbraccio mortale tra il fiordarancio colto un attimo prima della disfatta e il sandalo di Mysore. Nel 1948 era invece uscito con gran successo Fracas, tuberosa intossicante, nato dall’estro tempestoso di Germaine Cellier. Quanto Fracas dovevano aver subito Wilder e Brackett, nei party hollywodiani di quegli anni… Così ho sempre pensato che fosse quella la tuberosa che intrideva la chioma posticcia di Norma Desmond, quel cono di luce striato di fumo, mentre un vecchio proiettore rimanda i fantasmi muti di Queen Kelly. Ma questa, come direbbe lo stesso Wilder, è un’altra storia – sulla quale forse mi sono già dilungata troppo).

PEEPING TOM L'occhio che uccide
(UK/1960) di Michael Powell (101′)
NUOVO RESTAURO 4K- 65° ANNIVERSARIO
Soggetto, Sceneggiatura: Leo Marks
Fotografia: Otto Heller
Montaggio: Noreen Ackland
Scenografia: Arthur Lawson
Musica: Brian Easdale
Interpreti: Carl Boehm (Mark Lewis), Moira Shearer (Vivian), Anna Massey (Helen Stephens), Maxine Audley (signora Stephens), Brenda Bruce (Dora), Esmond Knight (Arthur Baden), Martin Miller (dottor Rosan), Michael Goodliffe (Don Jarvis), Jack Watson (ispettore Gregg), Shirley Ann Field (Diane Ashley)
Produzione: Michael Powell per Michael Powell (Theatre) Ltd.
DCP Durata: 101’
Peeping Tom faceva parte di una serie di film horror a basso costo finanziati dalla Anglo-Amalgamated sulla scia del successo ottenuto dalla Hammer con i suoi Quatermass, Frankenstein e Dracula usciti tra il 1957 e il 1960. Questi avevano già scatenato le proteste dei custodi della moralità pubblica che tendevano a collegarli alla minaccia dei fumetti horror americani e del rock and roll, lamentando la scomparsa della cultura popolare inglese tradizionale. […]
Pare che Powell fosse sinceramente spiazzato dall’accoglienza riservata a Peeping Tom. Probabilmente pensava che l’umorismo del film e la scelta di evitare eccessi pruriginosi potessero distrarre il pubblico dalla premessa profondamente scioccante o addirittura giustificarla. I molti riferimenti e la vena umoristica del film passarono però inosservati nella tempesta di indignazione che esso scatenò, con accuse di atteggiamenti “malsani”, “morbosi” e “perversi” che accomunarono tutte le recensioni (nelle sezioni “Arte e spettacolo”, ovviamente; i commenti della stampa specializzata furono quasi uniformemente favorevoli).
Gran parte delle reazioni scandalizzate va indubbiamente attribuita alla disturbante verosimiglianza del film. A differenza dei suoi immediati predecessori nel ciclo della Anglo-Amalgamated, Horrors of the Black Museum e Circus of Horrors, Peeping Tom è ambientato in luoghi riconoscibili della Londra contemporanea.
Il giornalaio che paga Mark perché realizzi “foto artistiche” destinate a clienti rispettabili come Miles Malleson è il volto accettabile di una vasta e inconfessabile industria che soddisfa la ‘scopofilia’, perversione della nostra società. In modo analogo Powell infranse le regole non scritte quando scelse l’affascinante e mite Carl Boehm (figlio del celebre direttore d’orchestra Karl Boehm) per il ruolo di Mark, il timido psicopatico che alterna il lavoro di assistente operatore in uno studio cinematografico alla perversa passione extracurriculare che consiste nel filmare la mortale paura delle sue vittime. Il legame tra ‘cinema normale’, spietatamente beffeggiato nelle scene in cui Mark lavora a un thriller di routine, The Walls Are Closing In, e il suo ‘cinema segreto’ diventa sin troppo evidente: davanti allo schermo siamo tutti voyeur.