
VERA SOGNA IL MARE

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La fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo.
(Jean-Luc Godard)
CINEMA BORSALINO CAMAIORE
La Cineteca di Bologna, con il suo progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema, porta al cinema i restauri di 5 capolavori di Akira Kurosawa.
5 film realizzati dal maestro giapponese con la casa di produzione Toho tra il 1949 (Cane randagio) e il 1962 (Sanjuro, sequel di quella Sfida del samurai che ispirò Per un pugno di dollari di Sergio Leone), passando per Vivere (1952, mai distribuito in Italia) e I sette samurai (1954) distribuito per la prima volta in Italia nella versione integrale di 207 minuti, presentata in anteprima la scorsa estate in Piazza Maggiore a Bologna al festival Il Cinema Ritrovato.
“Discendente di una famiglia di samurai – racconta il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli –, conoscitore della cultura occidentale, Kurosawa firma la sua prima regia nel 1942. Il primo film che presentiamo è Cane randagio (1949), un poliziesco serratissimo, con una storia simile a Ladri di biciclette, dove però il derubato è un giovane poliziotto a cui viene sottratta la pistola d’ordinanza. È anche l’inizio di uno dei più leggendari sodalizi della storia del cinema, quello con Toshiro Mifune, e la prima di sei collaborazioni con lo sceneggiatore Ryuzo Kikushima. Il secondo, Vivere (1952), è considerato da alcuni critici il suo capolavoro; mai distribuito in Italia, è un percorso di scoperta di sé, il racconto di un’avventura interiore scatenato dall’approssimarsi della morte. I sette samurai, il film giapponese più noto in Occidente, fu conosciuto all’estero, fino agli anni Ottanta, in una versione mutila di un’ora, dove i samurai erano solo quattro… Mai distribuito in Italia in versione integrale, è un’ode umanista alla resistenza morale contro la sfiducia e la disperazione. Adorato dai contemporanei – Fellini avrebbe modellato il trucco, i vestiti e la camminata di Gelsomina nella Strada pensando ai samurai – ha influenzato profondamente i grandi riformatori del cinema hollywoodiano, da Peckinpah, a Coppola e Lucas. Infine La sfida del samurai (1961) e il suo sequel Sanjuro (1962), due parodie della violenza, opere senza le quali non ci sarebbe stato Sergio Leone e probabilmente nemmeno Quentin Tarantino”.
MARTEDI 11 febbraio 2025 16.00
20.00
(Shichinin no samurai, Giappone/1954) di Akira Kurosawa (207’)
Sceneggiatura e montaggio: Akira Kurosawa, Shinobu Hashimoto, Hideo Oguni
Fotografia: Asakazu Nakai
Scenografia: Takashi Matsuyama, So Matsuyama
Musiche: Fumio Hayasaka
Interpreti: Toshiro Mifune (Kikuchiyo), Takashi Shimura (Kambei Shimada), Keiko Tsushima (Shino), Yoshio Inaba (Gorobei Katayama), Daisuke Kato (Shichiroji), Isao Kimura (Katsushiro Okamoto), Minoru Chiaki (Heihachi Hayashida), Seiji Miyaguchi (Kyuzo), Yukiko Shimazaki (moglie di Rikichi)
XVI secolo. Mentre imperversano le guerre civili, i contadini di un villaggio riescono a convincere sette samurai a difenderli contro una banda di quaranta predoni. In realtà i samurai sono soltanto sei perché il settimo (interpretato dal prodigioso Toshiro Mifune) è un contadino che ha imparato a combattere, personaggio-chiave dell’inedita dialettica sociale del film, fra la casta nobile dei guerrieri in disarmo e il popolo umiliato e offeso. Questo aspetto essenziale del film fu quasi cancellato dai brutali tagli imposti dalla produzione (quaranta minuti per l’edizione giapponese e addirittura settanta per quella internazionale) che impoverirono la complessità di tinte e registri della versione integrale. Di questo capolavoro (uno dei più grandi successi del cinema giapponese) sono ammirevoli la scansione narrativa, la forza plastica e figurativa delle scene di battaglia e il disegno dei personaggi.

MARTEDI 18 febbraio 2025 18.00
21.15
(Ikiru, Giappone/1952) di Akira Kurosawa (143’)
Sceneggiatura: Shinobu Hashimoto, Akira Kurosawa, Hideo Oguni
Fotografia: Asakazu Nakai
Montaggio: Akira Kurosawa
Scenografia: So Matsuyama
Musiche: Fumio Hayasaka
Interpreti: Takashi Shimura (Kanji Watanabe), Nobuo Kaneko (Mitsuo Watanabe), Kyoko Seki (Kazue Watanabe), Makoto Kobori (Kiichi Watanabe), Kumeko Urane (Tatsu Watanabe), Yoshie Minami (la ragazza), Miki Odagiri (Toyo), Kamatari Fujiwara (Ono)
Trent’anni di lavoro in un ufficio municipale hanno reso Watanabe un burocrate indifferente che trascina inutili giornate. Ma quando scopre di avere un cancro che gli lascia pochi mesi di vita, prima sprofonda nella disperazione, poi tenta di abbandonarsi a una notte di piaceri, infine si consacra a una causa civile, riscattando la sua esistenza. Aperto e chiuso da un’impietosa raffigurazione dell’abbrutimento impiegatizio, Vivere descrive una discesa agli inferi che si converte in un racconto morale senza moralismi. Kurosawa conferisce alla narrazione il respiro di un grande romanzo metropolitano con audaci ellissi temporali, inattesi flashback e squarci visionari. Memorabili, per l’asciutta crudeltà, le sequenze della sala d’aspetto e del falso responso medico.

MARTEDI 25 febbraio 2025 18.00
21.15
(Nora Inu, Giappone/1949) di Akira Kurosawa (122’)
Sceneggiatura: Ryuzo Kikushima, Akira Kurosawa
Fotografia: Asakazu Nakai
Montaggio: Akira Kurosawa
Scenografia: So Matsuyama
Musiche: Fumio Hayasaka
Interpreti: Toshiro Mifune (Murakami), Takashi Shimura (Sato), Ko Kimura (Yusa), Keiko Awaji (Harumi), Reizaburo Yamamoto (Honda), Noriko Sengoku (una ragazza)
Con un realismo quasi à la Simenon, un grande noir che trascende il genere: “Inoshiro Honda dirigeva la seconda unità. Ogni mattina gli dicevo che cosa mi serviva e lui andava a filmarmelo fra le rovine della Tokyo postbellica. Dicono spesso che in Cane randagio ho colto molto bene l’atmosfera del Giappone postbellico; se è così, devo in buona parte questa riuscita a Honda” (Akira Kurosawa).

(Tsubaki Sanjuro, Giappone/1962) di Akira Kurosawa (95')
Soggetto: dal romanzo Hibi Heian di Shagoro Yamamoto
Sceneggiatura: Ryuzo Kikushima, Hideo Oguni, Akira Kurosawa
Fotografia: Fukuzo Koizumi
Montaggio: Akira Kurosawa
Scenografia: Yoshiro Muraki
Musiche: Masaru Sato
Interpreti: Toshiro Mifune (Tsubaki Sanjuro), Tatsuya Nakadai (Hanbei Muroto), Yuzo Kayama (Hiro Izaka), Takashi Shimura (Kurofuji), Kamatari Fujiwara (Takebayashi), Masao Shimizu (Kikui), Yunosuke Ito (Mutsuta), Takako Irie (signora Mutsuta), Reiko Dan (Chidori), Keiju Kobayashi (la spia)
MARTEDI 4 marzo 18.00
21.15
Il samurai senza padrone Sanjuro, fu incarnato in modo così divertente da Toshiro Mifune che era solo questione di tempo prima che tornasse in un sequel. Realizzato appena un anno dopo, Sanjuro eguaglia la destrezza narrativa di Yojimbo.

MARTEDI 11 marzo 2025 18.00
21.15
(Yojimbo, Giappone/1961) di Akira Kurosawa (110’)
Sceneggiatura: Ryuzo Kikushima, Akira Kurosawa
Fotografia: Kazuo Miyagawa
Montaggio: Akira Kurosawa
Scenografia: Yoshiro Muraki
Musiche: Masaru Sato
Interpreti: Toshiro Mifune (Sanjuro Kuwabatake), Eijiri Tono (il locandiere Gonji), Kamatari Fujiwara (Tazaemon), Seizaburo Kawazu (Seibei), Isuzu Yamada (Orin), Hiroshi Tachikawa (Yoichiro), Takashi Shimura (Tokuemon), Kyu Sazanka (Ushitora), Tatsuya Nakadai (Unosuke), Daisuke Kato (Inokichi), Ikio Sawamura (Hansuke), Akira Nishimura (Kuma), Yoshio Tsuchiya (Kohei), Yoko Tsukasa (Nui, sua moglie), Susumu Fujita (Homma)
Primo dei due film che Kurosawa ha dedicato al ronin (samurai senza padrone) Sanjuro, Yojimbo (letteralmente “La guardia del corpo”) si svolge nell’era Tokugawa (XVII secolo), nel crepuscolo degli ideali e nel caos dei conflitti fra potentati. Narrato con un impeccabile dosaggio di effetti, colpi di scena, un’ironia acuminata e riusciti momenti grotteschi, riecheggia l’amore di Kurosawa per il cinema di Ford. Ci sono tutti gli ingredienti di un western hollywoodiano: uno straniero, abile guerriero, giunge dal nulla in un villaggio desolato, mette pace sgominando due bande rivali e torna da dove è venuto, scomparendo nel nulla. In più ci sono un insostituibile Mifune (premiato con la Coppa Volpi a Venezia), che giganteggia, e la sua filosofia ronin, resa genialmente in chiave parodistica e ironica. Per un pugno di dollari nasce da qui. “A me interessava il ritratto di un uomo fuori dall’ordinario che si batte con l’astuzia contro i mascalzoni per un’idea di giustizia. Non avrei mai pensato di contribuire involontariamente alla nascita del western spaghetti!” (Akira Kurosawa).


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La fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo.
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