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VERA SOGNA IL MARE

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La fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo.
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WERNER HERZOG torna al cinema     CINEMA SCUDERIE GRANDUCALI SERAVEZZA

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FITZCARRALDO

158 minuti | DCP 4K | 1,85:1
Germania (BRD) | 1982
Nulla Osta: Film per tutti V.C. - n. 78314  del 16/11/1982
 

Regia, soggetto e sceneggiatura Werner Herzog
Fotografia Thomas Mauch (seconda mdp: Rainer Klausmann)
Montaggio Beate Mainka-Jellinghaus
Musica Popol Vuh, Giuseppe Verdi, Ruggiero Leoncavallo, Giacomo Meyerbeer, Jules Massenet, Giacomo Puccini, Vincenzo Bellini, Richard Strauss
Suono Juarez Dagoberto, Zeze d’Alice
Scenografia Henning von Gierke, Ulrich Bergfelder
Costumi Gisela Storch

Regia dell’“Ernani” di Giuseppe Verdi: Werner Schroeter

Interpreti e personaggi Klaus Kinski (Brian Sweeney Fitzgerald detto Fitzcarraldo), Claudia Cardinale (Molly), Jose Lewgoy (Don Aquilino), Miguel Angel Fuentes (Cholo, il meccanico), Paul Hittscher (Orinoco-Paul), Huerequeque Enrique Bohorquez (cuoco), Grande Otelo (capostazione), Peter Berling (direttore dell’Opera), David Perez Espinosa (capo degli indiani Campa), Salvator Godinez, Dieter Mielz (missionari), Jean-Claude Dreyfus (Sarah Bernhardt), Milton Nascimento (un nero in livrea), Rui Palanah (Barone del caucciù), Bill Rose (notaio), Leoncio Bueno (secondino), gli indiani Ashininka-Campa del Gran Panjonal con i loro capi Miguel, Nicolás e Pascual Camaiteri Fernandez, gli indiani Campas del Río Tambo con il loro capo David Pérez Espinoza e gli indiani Machiguen del Río Camisea.

Produzione Werner Herzog, Lucki Stipetic per la Werner Herzog Filmproduktion (Monaco)/Pro-ject Filmproduktion im Filmverlag der Autoren (Monaco)/ZDF (Magonza). Distribuzione  Gaumont. Prima Proiezione 5 marzo 1982 a Monaco  

 

SINOSSI
Nel desiderio di portare l’Opera lirica nella nativa Manaus, nel cuore della foresta amazzonica, un avventuriero visionario, Brian Sweeney Fitzgerald detto Fitzcarraldo, infrange ogni legge umana e divina per vincere una sfida impossibile. E scala le montagne con una barca portata a braccia da migliaia di indios. 
Un film-limite, un’impareggiabile avventura durata oltre tre anni tra enormi difficoltà logistiche e mutamenti nel cast, che dimostra come nell’opera di Herzog si mischiano armoniosamente realtà e finzione, documento ed artificio. 


Opera culmine del cinema di Herzog, Fitzcarraldo, a più di quarant’anni dalla sua nascita, colpisce oggi, ancor più di ieri, per la grandiosità dell’impianto visivo e la potenza della messa in scena. Se è vero, in effetti, che tra tutti i film del cineasta tedesco questa potrebbe apparire sulla carta la più lineare e “scontata” delle sue produzioni, non si può negare, al tempo stessa, come essa sia anche quella più memorabile e decadente. Ciò che lo spettatore ha di fronte, è forse l’ultimo anelito di una concezione del cinema d’autore, maestosa e “sprecona”, che fa dell’eccesso produttivo, vero o presunto, la sua cifra stilistica distintiva. Al pari dei grandi visionari della Settima arte (von Stroheim, tanto per ricordarne uno), il regista monacense sembra non volersi fermare di fronte a nulla pur di visualizzare il suo affresco cinematografico. Non lo spaventa la costruzione di una vera e propria imbarcazione, né lo preoccupa l’idea di metterla sulle spalle di centinaia di comparse indios che trasportano il pesante fardello tra le insidie della foresta amazzonica, in un progetto costato all’epoca otto miliardi di vecchie lire e che si è protratto per tre anni tra mille perigli e difficoltà varie – non ultimi i “capricci” della sua star, Klaus Kinski. Quello che oggi verrebbe semplicemente risolto con il computer o gli effetti digitali e che ieri veniva al più realizzato con l’ausilio di modellini, Herzog lo vuole nella realtà quasi fosse alla ricerca di immagini “non consunte” dalla globalizzazione, capaci di trasudare sangue e fango, lacrime e sudore. Ma al di là di tutto ciò, in Fitzcarraldo culmina anche il desiderio sincero del regista di concludere un discorso già iniziato e portato avanti passo passo nelle sue opere precedenti. Si tratta di un’arringa di sconcertante profondità a favore della “diversità”, qui esemplificata nella presentazione degli indios visti come “forza lavoro” da tutto il mondo occidentale e nella riproposizione dell’ennesimo personaggio del sognatore “folle”, interpretato con insuperabile maestria da Klaus Kinski. Un discorso dunque che parla della capacità del “diverso” ad obbligarci a comprendere noi stessi. Perché nella visione quasi ”nietzschiana” di Herzog quando noi guardiamo in quell’abisso che è lo sguardo degli altri, è l’abisso che guarda in noi e ci disvela la verità.

 

 

 

BURDEN OF DREAMS

92 minuti | DCP 4K | 1,33:1
USA | 1982
Restauro 4K, LES BLANK FILMS INC. - 2024
 

Regia, fotografia Les Blank. 
Soggetto Michael Goodwin. 
Montaggio Maureen Gosling. 
Suono Mark Berger, Michael Goodwin, Maureen Gosling. 
Interpreti e personaggi Werner Herzog, Klaus Kinski (Fitzcarraldo-se stesso), Claudia Cardinale (Molly-se stessa), Jason Robards (Fitzcarraldo), Mick Jagger (Wilbur)
Produttore Les Blank per Flower Films.

 

SINOSSI
Alla fine degli anni Settanta Werner Herzog è impegnato nella realizzazione di Fitzcarraldo: la storia di un uomo deciso a costruire un teatro di opera lirica nel mezzo della foresta amazzonica. Gli ci vorranno cinque anni per portare a compimento un’impresa disperata e a tratti impossibile. A rendere le riprese complicate e pericolose anche un battello a vapore di trecentoventi tonnellate trasportato in cima a una montagna da centinaia di indigeni… 
A mostrarne i retroscena, il documentarista americano Les Blank, che si getta nel mezzo dell’azione e segue passo passo il cast, la troupe e soprattutto Herzog, mettendone in rilievo la sfida, il coraggio e la follia. 


Non avevo conservato nessuna ripresa con Robards e Jagger; le uniche immagini rimaste sono quelle del film di Les. Non sono stato io a invitare Les Blank nella giungla. È venuto di sua iniziativa perché aveva una gran voglia di girare un film laggiù. All’inizio ero infastidito dalla prospettiva di avere una cinepresa che mi ronzava intorno, perché c’è qualcosa di sgradevole nel girare film sui film. Se, per esempio, cucini un pasto a casa, c’è qualcuno che ti fissa le mani, scrutando attimo per attimo quello che fai, all’improvviso non riesci a concludere più nulla di buono. Quando siamo osservati tendiamo a comportarci diversamente. Ma Les si è rivelato una presenza positiva. È molto discreto e senza dubbio ha buon occhio. Bisogna tuttavia tener presente che le riprese per il suo film sono durate cinque settimane, mentre la lavorazione di Fitzcarraldo ha richiesto quattro anni. Quindi Les Blank ha documentato solo una piccolissima parte di ciò che è avvenuto durante la lavorazione del film. 
Les mi piaceva perché non era una specie di buffone di corte sempre impegnato ad adulare la produzione. Passava la gran parte del tempo nella zona in cui gli indios preparavano da mangiare. Cucinava con loro e riprendeva le file di formiche. Il suo interesse per le formiche era pari a quello per il film. Apprezzavo molto il suo atteggiamento, Burden of Dreams mi piace molto anche se di quando in quando non trasmette un’immagine positiva di me, e mi ha causato dei problemi. Per esempio a un certo punto parlo di persone che hanno perso la vita, ma Les non ha incluso la mia spiegazione delle circostanze. L’ha tagliata e così all’improvviso, sembra che io abbia messo in pericolo vite umane pur di girare il mio film. Questo tanfo mi ha accompagnato per un intero decennio.  – Werner Herzog

 

 

 

 

 

 

 

 

La fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo.
(Jean-Luc Godard)